Caro Psoe, stai lontano da Podemos

Ho raccontato qui su Linkiesta le cose più importanti sulle elezioni locali di ieri in Spagna, dove il Partito Popolare del premier Rajoy è andato male, il Psoe ha tenuto ma sarà condizionato ad allearsi con il movimento di sinistra radicale Podemos, se vorrà mandare i conservatori all’opposizione in molti governi regionali e in diverse città.

Podemos, appunto. Oggi – prevedibilmente – si è parlato soprattutto di loro. Sono davvero i vincitori della giornata di ieri in Spagna? Sì, ma senza fretta. E’ ovvio che conquistare le municipalità di Barcellona e (probabilmente) di Madrid, anche se in coalizione o in governi di minoranza, è un ottimo risultato. Così come fanno bene a esultare per la possibilità di costringere i socialisti a scendere a patti con loro per governare in molte regioni. Sì, perché se Podemos va molto bene nelle grandi città, “in provincia” è ancora piuttosto indietro rispetto al Psoe (a cui andranno i “governatori” in caso di coalizione). E proprio questo mi fa venire in mente un parallelo: Podemos si trova adesso – più o meno – nella stessa condizione in cui si trovava Sel in Italia nel 2011 (che poi è soprattutto proprio Sel, o quel che ne rimane, ad esultare in Italia per la vittoria di Podemos).

Nel 2011, appunto, Sel aveva ottenuto successi importanti in molte città italiane, e intravedeva la possibilità di scalzare il Pd di Bersani dal ruolo di partito più importante della sinistra italiana. E’ andata un po’ diversamente, come sappiamo.

Ovviamente, non sarebbe neanche il caso di ripeterlo, la situazione dei due paesi è diversissima, sono diverse le ragioni storiche della forte ascesa di Podemos e della crisi del Psoe (soprattutto, in Italia non siamo mai arrivati ad avere una situazione economica disastrata come quella della Spagna di poco tempo fa). Ma il paragone serve per dare un senso di quelli che sono i rapporti di forza trai partiti di sinistra in Spagna, ora, e ricordare il precedente italiano, appunto, aiuta un po’.

C’è un’altra differenza fondamentale: in Spagna i socialisti vengono da una situazione in cui sono stati partito di governo per molti anni, tra successi (l’era di Felipe Gonzales, soprattutto), e anni più controversi – come i disastri economici di Zapatero. Nell’Italia del 2011 il Pd di Bersani cercava invece di allearsi con altri partiti (tutti tranne Berlusconi e la Lega, in pratica) per andare al governo.

Ora i ruoli si sono scambiati: il Pd governa da solo (o quasi), il Psoe inizia a considerare la possibilità di coalizioni: ne dovrà fare sicuramente molte a livello locale, più di quelle che già era costretto a fare prima con gli altri partiti – ormai quasi scomparsi – della sinistra radicale. Sarà destinato ad allearsi con Podemos (e anche con altri partiti, probabilmente, perché i numeri forse non basterebbero) anche per scalzare il Partito Popolare dal governo nazionale? E’ presto per saperlo, ma per ora si può dire tranquillamente una cosa: può darsi che il nuovo leader del Psoe faccia questa scelta – piuttosto ovvia, se vogliamo – visto che alle elezioni nazionali mancano solo pochi mesi, ma in teoria non ne avrebbe alcun bisogno.

Per spiegare perché, basta citare un articolo di Policy Network, che spiegava i successi di Podemos e dell’altro “astro nascente” della politica spagnola, il movimento Ciudadanos, da molti erroneamente ritenuto “di destra”, quando in realtà ha proposte riformiste e centriste piuttosto concrete che il Psoe farebbe bene a non ignorare.

Il passaggio importante è in inglese, ma leggere Policy Network fa sempre bene, quindi fate un piccolo sforzo.

During the transition to democracy, newly created political parties were forced to build strong and hermetic internal structures to ensure stability after Francoism. Large, solid platforms emerged, but an unexpected side effect was the consolidation of closed, hierarchical party units where loyalty and “being part of someone’s team” became more important than talent and actual political capacity to grow within the party. 



Over time, the hermetic internal structure of traditional parties prevented their elites from renewing themselves in a healthy, effective and talent-oriented way. Both human capital and ideological diversity within PSOE´s elites deteriorated.

It has been only after six years of crisis that the PSOE has initiated a renovation of its leadership team through a primary election with voting rights limited to party members. But it only happened after a poor internal debate and with no significant modifications on the party’s structure.

As a consequence the existing hierarchy has kept the power on the whole process of renewal, hence limiting its scope and breadth. On the contrary, the new parties offer very strong leaders that built their profile as outsiders, with fresh ideas, an independent narrative and no ties to the past.

Ciudadanos, like Podemos, are posing a major test to PSOE. If no independent voices within the socialists rise with a coherent and brave narrative to bring Spain forward, voters will find it somewhere else. And this is already happening.

Quindi, ricapitolando: un partito chiuso, burocratizzato, dove la cooptazione per fedeltà ha distrutto la meritocrazia interna, il dibattito politico-ideologico è poverissimo, e il rinnovamento di facciata arriva solo con primarie “cosmetiche” e nessun mutamento della struttura politica. Questa la descrizione del Psoe fatta da Jorge Galindo e Antonio Roldan su Policy Network. E a me ricorda fin troppo bene quella del Pd di qualche anno fa.

Quindi qui, su un blog dove si raccontano cose ma si fa anche un po’ il tifo per i partiti di centrosinistra, quelli che sanno vincere le elezioni e cambiare in meglio i paesi che governano, che siano in Usa o in Europa, si vorrebbe – sapendo che anche in situazioni diverse certe regole della politica restano uguali – dare un consiglio ai compagni socialisti del Psoe: iniziate a fare un serio lavoro di rinnovamento anche voi. Altro che alleanze con Podemos.

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