Congresso, congresso, congresso!

E’ uscito il numero 64 di qdR Magazine ed è tutto da leggere, come al solito. Anzi, stavolta anche di più, perché proprio da qdR e da Antonio Funiciello parte l’unica risposta possibile all’uscita di Stefano Fassina di ieri: il Responsabile Economico del Pd dovrebbe avere il coraggio di chiedere un congresso anticipato, per chiarire una volta per tutte se nel futuro il Pd prenderà una direzione totalmente opposta rispetto a quella degli ultimi mesi (disconoscendo l’esperienza del Governo Monti) o se, al contrario, cercherà di raccoglierne l’eredità per fare anche meglio, se possibile:

Quello che dovrebbe fare, Stefano Fassina, è sfidare Bersani a un congresso anticipato. Se fosse un vero leader politico, Fassina dovrebbe chiedere un congresso e relative primarie e contrastare la linea di sostegno al governo che Bersani ha deciso di sposare. Questo dovrebbe fare.

Perché quello intorno al governo Monti è il solo nodo politico che oggi ogni forza politica responsabile è chiamata a sciogliere: per il Pd, il sostegno al governo, è un’esperienza positiva, che contraddistinguerà l’elaborazione della propria offerta politica alle prossime elezioni? Oppure è un errore di percorso, da biasimare e rinnegare, allo scopo di elaborare un’offerta politica in aperto contrasto con questo errore?

Continua su qdR Magazine


Per chi pensa ancora alla foto di Vasto

Il deputato del Pd Andrea Sarubbi ha appena riportato (in una delle sue dirette su Twitter dalla Camera) una frase appena rivolta da Di Pietro a Monti:

“Latitante, hai sulla coscienza i suicidi di questi giorni”

Mi sembra ormai chiaro che anche quei pochissimi che continuano a pensare che la foto di Vasto (e l’alleanza Pd- Idv- Sel) abbiano un futuro, dopo una frase così si dovranno rapidamente ricredere.

Occhio, nel Pd già si parla dell’editoriale di Scalfari

Si sta parlando e si parlerà molto, credo, dell’editoriale odierno di Scalfari. Io ho trovato davvero lucida ed utile la prima parte del pezzo, in cui il Fondatore parla della Tav: liquidando la moratoria dei lavori proposta da Di Pietro ed altri (i lavori sono già in ritardo anche per le innumerevoli verifiche e le modifiche già fatte). Condivisibili anche gli argomenti con cui Scalfari si dichiara molto scettico sull’ipotesi di referendum avanzata da Adriano Sofri proprio su Repubblica. C’è però una notizia nell’ultima parte dell’editoriale del Fondatore, che non parla di Tav ma di Pd, Monti e future alleanze:

Il Pd e il Centro possono allearsi per una legislatura costituente. Possono chiedere a Monti di presiedere il governo. Monti risponderà come crede, ma ove la risposta fosse positiva penso che il Parlamento riunito per eleggere il presidente della Repubblica dovrebbe votare per un nuovo settennato di Giorgio Napolitano. Lui e Monti ci stanno portando fuori dal tunnel. Se il lavoro si deve compiere nessuno meglio di quel tandem può farlo. Napolitano  –  lo conosco bene  –  dirà risolutamente di no, ma se il nuovo Parlamento decidesse in quel senso penso che dovrebbe arrendersi alla volontà dei rappresentanti del popolo sovrano.  

Scalfari non nasconde più quindi il suo tifo per un Monti bis sostenuto da Pd e Terzo Polo ed addirittura un Napolitano Bis (come aveva già fatto rispondendo ad una domanda di Claudio Cerasa alle Invasioni Barbariche). Rottamando (anche se la parola a Scalfari non piace) in un sol colpo Di Pietro, Vendola, ma anche Bersani premier. Non c’è dubbio che un’ipotesi del genere non farà impazzire di gioia i bersaniani. E proprio uno di loro, Matteo Orfini è stato trai primi a rispondere (su Twitter) al Fondatore:

Scalfari ha già scelto premier e presidente della repubblica. Se ci comunica pure i sindaci evitiamo di fare le elezioni per qualche anno

Dall’altra sponda del Pd invece, un giudizio del tutto diverso. Si prenda ad esempio questo tweet di Paolo Gentiloni:

Ha ragione Scalfari: il Pd deve costruire un’alleanza col terzo polo per proseguire le riforme avviate da Monti

Insomma, dell’editoriale di Scalfari già si parla e si parlerà un bel po’, nel Pd e non solo. Ed è già evidente che il pezzo del Fondatore fa esultare un pezzo di partito e fa arrabbiare l’altro pezzo. Staremo a vedere

Un paio di cose sul Governo e l’eccesso di zelo

Ho appena letto la dichiarazione del Ministro Cancellieri sugli “italiani fermi al posto fisso nella città vicino a papà è mamma.” Penso che questo governo stia rischiando di entrare in una spirale pericolosa: essere giudicato più per quello che dice che per quello che fa. Quello che intende fare questo governo sul mercato del lavoro è ottimo, anzi spero non ci siano compromessi al ribasso. Ma proprio perché siamo forse ad un passo da una svolta epocale, è bene cercare di essere meno ingenui quando si parla ai cittadini o con i cittadini. Quella dichiarazione è un errore: perché è una generalizzazione. Probabilmente fotografa un aspetto del “carattere nazionale” italiano (il mammonismo) che effettivamente c’è. Ma se è pur vero (e forse lo è) che certi nostri atavici difetti hanno prodotto conseguenze disastrose sul modo in cui il nostro paese funziona, meglio cercare semplicemente di intervenire correggendo le storture che abbiamo prodotto. Pretendere troppo è rischioso: ci si espone al rischio di strumentalizzazione, se si va oltre. La dichiarazione di Monti sulla monotonia del posto fisso fu un errore: chi governa ha il dovere di dire la verità sulle cose (e quindi aprire gli occhi ai giovani sul fatto che il posto fisso non esisterà più). In questo momento andare oltre ed aggiungere le proprie considerazioni personali rischia di essere ridondante e dannoso. Non ce n’è alcun bisogno. Dire la verità è già ottimo, considerato che negli ultimi anni quasi nessuno l’ha fatto. A volte essere troppo bravi è una fregatura: può portarti a sbagliare per eccesso di confidenza (e non solo per quello). Questo governo merita applausi per quello che intende fare. Se si limiterà a questo sarà perfetto. Sarebbe bello poter iniziare anche un’opera di riflessione su come dobbiamo essere, su come possiamo correggere certi nostri difetti (che ci sono). Ma è un’opera che richiede anni. Dovremo iniziare a farla, e presto. Ma forse chi è già esposto essendo chiamato spesso a prendere decisioni impopolari farebbe meglio ad assumere un profilo più basso. Questo governo può (e deve) salvare il Paese facendo riforme importanti. A fare il resto del lavoro ci penserà chi vorrà riprendere in mano l’eredità (speriamo siano in tanti). Sarà una bella sfida, e ci vorrà un bel po’ di tempo per cambiare. Arriverà il momento di affrontarla, ed arriverà presto.

Il sogno della crisi fatta pagare ai “cattivi”

Il governo Monti sta facendo aumentare lo spread : quello tra il Pd e Di Pietro, e in generale tra chi si sta impegnando a sostenere questo governo e questa manovra ( che è dura, ma necessaria) e chi invece ha deciso di lucrare sul malcontento popolare. Quelli responsabili si impegnano a migliorare i punti più critici della manovra  : lo sta facendo, coraggiosamente, il Pd che dovrebbe però evitare di andare in piazza con i sindacati per protestare. E’ uno spettacolo già visto, quello di protestare contro noi stessi, e le ultime volte che abbiamo deciso di cimentarci in questo numero (evitabile) l’abbiamo pagata abbastanza cara.  Dall’altra parte c’è invece un tentativo di far credere che l’Italia può essere salvata facendo pagare i preti e i militari. La faccenda che basterebbe non comprare i bombardieri F 35 per non toccare le pensioni è una bufala pazzesca : su Noise From Amerika hanno fatto notare che è ridicolo presentare come alternativa alla manovra il taglio di una spesa prevista da qui al 2026 ( i soldi servono adesso, cari voi dell’Idv).  A volte, il tentativo di trovare argomenti pur di non sostenere il governo sembra piuttosto ingenuo (non sostenere il governo, anche con argomenti ingenui resta ovviamente un’opinione assolutamente legittima – ed ovviamente criticabile). Un esempio dell’ingenuità degli argomenti anti governo è questo editoriale di Travaglio, nel quale si arriva ad affermare che

la stampa non deve lasciar lavorare nessuno: deve pungolare tutti, rispettando il patto con i lettori, che è quello di stare sempre e comunque all’opposizione, chiunque governi. Un’opposizione, si capisce, graduata sulle caratteristiche dei singoli governi.

Mi sembra piuttosto ingenuo, appunto, dire che la stampa ha il compito di stare all’opposizione di chiunque : la stampa ha il doveri di dire la verità, informare i cittadini, ed esprimere delle valutazioni sull’operato dei governi. Valutazioni che possono essere, ovviamente, positive : applicando il metodo Travaglio, tutta la stampa occidentale sarebbe praticamente prona ai poteri politici. Ogni endorsement del New York Times o del Guardian dovrebbe essere considerato un tradimento della deontologia giornalistica, mentre è l’esatto contrario : la stampa deve cercare di formare ed informare l’opinione pubblica, ma per farlo non si può rinunciare ad esprimere il gradimento o anche l’appoggio ad un governo, quando se lo merita. Altrimenti si rischia davvero di promuovere attivamente la logica del “sono tutti uguali” che non mi sembra esattamente il modo ideale di far progredire un paese. Che sia genuina o studiata appositamente per cavalcare il malcontento e lucrarne, la logica che porta Travaglio a “stare all’opposizione di chiunque” è da condannare, in ogni caso. E, va detto, questo atteggiamento severissimo di Travaglio non si riscontra quando il suo giornale racconta le gesta di De Magistris o della pattuglia di consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. In quei casi l’appoggio sembra anche abbastanza entusiastico, al dire il vero. Forse perché De Magistris o il Movimento 5 Stelle hanno in comune con Travaglio quel mix tutto italiano di populismo di destra e di sinistra, che produce valutazioni politiche da “libro dei sogni”. Dove il costo della crisi viene pagato da pochi, pochissimi cattivi.

Non c’è mica un solo Professore

Come giudichereste una squadra di calcio che tiene in panchina un attaccante che ha appena segnato una doppietta? Non benissimo, credo. Soprattutto se i titolari, invece, di goal ne segnano davvero pochini. In questo post la squadra è il Pd : l’attaccante in questione è Pietro Ichino (giuslavorista e Senatore). Oggi, con una tostissima lettera aperta all’Unità, il Prof. Ichino (non è mica Monti l’unico Prof, eh) ha rivendicato la doppietta segnata in questi mesi, cioè l’attualità (per usare un efuemismo) dei due disegni di legge presentati nel 2009. E subito “accantonati dalla nuova maggioranza nata dall’ultimo congresso”. Di quali disegni di legge si parla ? Il primo (il 1872) riguardava la possibilità di deroghe al contratto nazionale all’interno dei contratti aziendali, “nell’ambito di regole precise di democrazia sindacale”. Primo no del responsabile Economia (e di quello del Lavoro) del Pd : sarebbe un attentato alla centralità del contratto nazionale, dicevano. Avevano ragione? Evidentemente no, se poi anche la Cgil ha firmato l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011, scrive giustamente Ichino nella lettera : un accordo che prevedeva ampie deroghe al contratto nazionale. Primo goal del Prof. Il secondo disegno di legge (1873) contieneva il progetto dell’ormai celebre flexsecurity : mirava a raggiungere finalmente equità di trattamento tra lavoratori garantiti e non garantiti : “un diritto del lavoro capace di applicarsi in modo davvero universale a tutti, conciliando il massimo possibile di flessibilità delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza economica e professionale per i lavoratori nel mercato del lavoro”. Rigettato dal Pd, ” è stato inequivocabilmente indicato come base per la riforma da Mario Monti nel primo atto del suo nuovo Governo, cui il Pd ha promesso pieno sostegno”. Secondo goal del Prof. Ichino ( su assist dell’altro, più celebre Prof.) Ichino, però, è ancora in panchina. L’allenatore, che sarebbe Pierluigi Bersani, ieri è sembrato avere qualche ripensamento : “Non drammatizziano il tema dell’articolo 18, perché il 95 per cento delle imprese italiane non è sottoposto all’articolo 18″. Forse è ora di cambiare schema di gioco. Di mandare in panchina qualcuno e schierare in prima linea chi sta segnando goal a raffica. Noi tifosi aspettamo. Speranzosi. E convinti di saperla lunga : siamo un popolo di allenatori. Che qualche volta però ci azzeccano.

Vorrei dirti di no, ma non posso

Con l’Italia ad un passo dal default continuare a fare gli irresponsabili è dura. Se ne è accorto Di Pietro. Dire di no ad un governo tecnico voluto da Napolitano non paga : Tonino si è beccato in poche ore una rivolta della sua base e un bel po’ di rimbrotti dall’interno del suo stesso partito. A volte gli eccessi di populismo non portano frutti, per fortuna. Più raffinata la tattica di Vendola : dalla Cina il leader di Sel ha fatto sapere che per un eventuale governo Monti lui ci sta. Con quali numeri, visto che non è in Parlamento, non è dato sapere. Ma poco importa. Il sì di Vendola è però solo un modo piuttosto accorto di dire di no senza fare la fine di Di Pietro : chiedendo un esecutivo a tempo quando Monti ha già detto che è disponibile solo con un impegno fino a fine legislatura. Ma ancora più interessante è leggere le proposte di Vendola per il programma del governo Monti. E’ il programma di Sel, nè più, nè meno. Patrimoniale, ed addirittura patrimoniale pesante, tassazione delle rendite e tagli alle spese militari. Il Pd, invece, fino a questo momento è riuscito a stare allineato sulla linea della responsabilità chiesta da Napolitano. Anche se, guardando Porta a Porta ieri, capitava di imbattersi in uno Stefano Fassina molto, molto nervoso. Insisteva su tassazione delle rendite e lotta senza quartiere all’evasione. E veniva perfidamente punzecchiato da Vespa, che gli chiedeva di dichiararsi almeno incline ad accettare qualche ricetta alla Ichino per il nuovo governo. Fassina, sudando e sbuffando, aveva tutta l’aria di avere una gran voglia di dire no a tutto, altro che governo tecnico. Sappiamo quanto è dura per lui fare qualsiasi concessione all’odiato noliberismo (nel quale evidentemente è incluso anche Ichino). Per fortuna tra quello che (forse) vorebbe fare Fassina e la realtà c’è di mezzo una persona. Si chiama Giorgio Napolitano. E allora possiamo stare tranquilli.