La brutta sconfitta del Psoe (rincorrere gli indignados non paga)

La situazione che si va delineando dopo il voto in Spagna è più o meno questa : miglior risultato di sempre per il Partido Popular, peggiore di sempre per i socialisti. Il candidato del Pp, Mariano Rajoy, ce l’ha fatta al terzo tentativo : si era già candidato nel 2004 e nel 2008, perdendo entrambe le elezioni contro Zapatero. E’ chiaro che l’elettorato spagnolo ha deciso di punire i socialisti per le responsabilità del loro ex premier nella cattiva gestione della crisi economica. Il compito di Rubalcaba era davvero improbo. Avrebbe potuto giocare meglio le sue carte? Forse sì : la sua corte abbastanza serrata agli indignados non ha portato alcun risultato. Il Psoe ha radicalizzato abbastanza verso sinistra la sua proposta politica, riuscendo a perdere comunque un bel po’ di voti nei confronti di Izquierda Unida (una specie di Sel spagnola) e non convincendo affatto il movimento della bontà delle proposte socialiste. Insomma, per Rubalcaba una lunga rincorsa a sinistra, per giunta totalmente frustrata dal voto. Che cosa possiamo imparare da questo voto? Che probabilmente la crisi economica mette la sinistra in una situazione davvero difficile. Davanti ad una scelta non più rimandabile : accettare le critiche movimentistiche che vedono nel liberismo la radice dei mali economici e la causa della crisi. Oppure recidere i legami con la sinistra radicale, smettendo di rincorrerla sul suo stesso terreno, scegliendo la sponda liberale. Una scelta che la sinistra italiana non è ancora riuscita a fare.

I capelli grigi di Zapatero

Dopo aver cercato fino all’ultimo di portare a termine la sua legislatura, Zapatero si è arreso all’evidenza, convocando elezioni anticipate per il 20 novembre. L’erede designato, l’ex ministro dell’Interno Rubalcaba , si era già dimesso per dedicarsi esclusivamente alla campagna elettorale. Non sarà una sfida facile per il Psoe, indietro di 7 punti nei sondaggi rispetto al Ppe dell’ormai perennial candidate Mariano Rajoy. Sulla Stampa di oggi si legge che uno dei pochi assi nella manica di Rubalcaba sarà il probabile prossimo annuncio di cessate il fuoco definitivo dell’Eta, un successo personale dell’ex ministro, da sempre fautore della linea dura contro il terrorismo basco. Zapatero, correttamente, ha pensato di lasciare prima per far beneficiare totalmente dell’annuncio il suo successore alla guida della sinistra spagnola, che potrà vantare il successo sull’Eta in piena campagna elettorale. Non basterà ad accorciare le distanze con il Psoe, ma aiuterà. Per il resto la strategia di Rubalcaba nelle ultime settimane è stata chiara : far dimenticare che la crisi economica spagnola è anche dovuta alle incertezze di Zapatero nel fronteggiarla, virando a sinistra e dialogando con le centinaia di migliaia di indignados ormai in mobilitazione permanente.

Sempre sulla Stampa, Irene Tinagli prova a tracciare un bilancio degli otto anni di governo di Zapatero : l’introduzione della legge contro la violenza sulle donne (che ha fatto precipitare le morti per violenza domestica), la legge sul matrimonio omosessuale ormai accettata da tutti gli spagnoli, che persino Rajoy ha dichiarato di voler mantenere effettiva, i grandi investimenti in ricerca e sviluppo che consentono alla Spagna di essere trai primi dieci paesi al mondo per citazioni scienficifhe. Scrive Tinagli che

certamente questi investimenti sul fronte sociale, della ricerca e dell’innovazione non sono bastati ad arginare l’emorragia occupazionale e l’aumento del deficit, né serviranno a bloccare gli attacchi speculativi che stanno prendendo di mirala Penisola iberica. Tuttavia sarebbe un errore ignorare le profonde trasformazioni che hanno caratterizzato non solo l’economia, ma anche le città, le comunità e la società spagnola. Nonostante le difficoltà macroeconomiche e le molte riforme ancora da portare avanti,la Spagna di oggi non è certo quella di otto anni fa. E c’è da sperare che chiunque vinca le prossime elezioni non disperda i progressi di ammodernamento sociale del Paese chela Spagna ha costruito e di cui avrà bisogno più che mai in futuro.

Sarebbe un po’ paradossale considerare l’addio di Zapatero come un esempio brillante di ricambio generazionale, visto che al 51enne ZP succederà, nel difficile tentativo di vincere le elezioni, un 60 enne (appunto Rubalcaba). I capelli un po’ precocemente ingrigiti di Zapatero, come quelli di Tony Blair, che lasciò a 54 anni, ci ricordano che un’altra importantissima stagione della sinistra europea si chiude. Certo, rispetto all’Italia una differenza è da registrare : quando si lascia, si lascia davvero, ritirandosi dalla vita politica : lo fa ZP, lo ha fatto appunto Tony Blair, così come il suo successore Gordon Brown. E’ doloroso, ma necessario per non intralciare il cammino dei propri successori con presenze ingombranti. Veltroni e D’Alema, effettivamente, non l’hanno fatto, e questo depone a loro sfavore. Rubalcaba almeno questo ingombro non l’avrà. La sua partita è difficile, ma dovesse anche perderla, in Spagna non dovranno mai dimenticare (soprattutto gli indignados dovrebbero farlo, ma ovviamente è compito della politica convincerli) che se il loro paese è riuscito a vincere tante sfide, lo deve soprattutto al Psoe.