Fermi tutti, vi dico chi è

Su La Stampa c’è un’intervista di Mattia Feltri al Presidente del Censis, Giuseppe De Rita. Si chiude con il Prof De Rita che afferma

“se c’è il fallimento delle élite, al posto di Berlusconi, potrebbe spuntare un altro leader capace di instaurare col popolo il medesimo rapporto, un leader che avrebbe nell’orgoglio nazionale e popolare i suoi riferimenti, che condurrebbe gli italiani a reagire all’eterodirezione e a contestare il sistema in quanto tale. Questo è il nuovo scenario che vedo davanti a noi”.

Fermi tutti! Lo so io chi è! Leggete qui :

“io non escludo una deflagrazione del quadro politico attuale. Non sono sicuro che i partiti reggano alla crisi economica con le diseguaglianze che aumentano. Anche per questo dobbiamo trovarci pronti alla creazione di un movimento che superi il quadro attuale dei partiti e semplifichi l’offerta politica nel centrosinistra. Non dobbiamo lasciare la scena politica a Monti. Altrimenti partiti e poteri forti si spartiranno il prossimo presidente del consiglio e il prossimo presidente della repubblica con le vecchie logiche e le vecchie persone. Dobbiamo essere rivoluzionari, l’ho provato a Napoli. C’è una rabbia che fa bene alla democrazia ed è ancora positiva perché crede nel cambiamento. Ma se scoprisse che il Governo Monti è servito solo a rimettere in piedi i vecchi equilibri tra Confindustria, gerarchie ecclesiastiche, banche, vecchi partiti e massoneria, quella rabbia potrebbe esplodere.”

L’avete capito anche voi? Il leader descritto da De Rita esiste già…è De Magistris! Altro che complotto pluto-giudaico-massonico, gruppo Bilderberg e compagnia bella. Se fallisce il governo tecnico, qui rischiamo il socialismo reale!

Si Scherza eh. Come sempre, però, si scherza fino ad un certo punto.

Giuseppe De Rita e il futuro del leaderismo

Linkiesta pubblica un’intervista al fondatore del Censis, Giuseppe De Rita. E’ molto interessante, soprattutto in passaggi come questo

Se si esaurisce, come sta avvenendo, la cultura dei leader, l’unica possibilità è far leva sulla “cultura del contenitore“. Mi spiego meglio: quando un paese non esprime un leader è un paese che ha a disposizione un pò di tutto. Quindi governare un paese contenitore è fare il leader. Il Partito Democratico lo vedo come un contenitore…non esprime allo stato personaggi come De Gasperi, Moro, Berlinguer, ma coltivare una “cultura del contenitore” non significa esprimere una cultura di serie b.

Forse De Rita è un po’ ottimista quando dichiara in via di esaurimento la cultura del leader ( ed anche un po’ contraddittorio, andando a leggere bene altri passaggi dell’intervista). Finora, almeno in Italia, ha sicuramente fatto più danni che altro. Se il paese è in fase di stagnazione è sopratutto perchè  i destini del centrodestra sono decisi da due leader piuttosto malandati, Berlusconi e Bossi, il cui declino tiene bloccate le forze più fresche che non hanno la forza di opporsi allo status quo. Per quanto riguarda la sinistra, il Pd come “contenitore”, ma che abbia anche la capacità di esprimere una “cultura democratica della leadership” (secondo una efficace definizione di Giorgio Tonini) potrebbe essere una soluzione efficace. Come afferma lo stesso De Rita, sono tempi in cui l’opinione pubblica, sommersa in un mare di stimoli, ha una soglia dell’attenzione sempre più bassa. Se aggiungiamo anche l’influenza dei media, la spettacolarizzazione delle dinamiche politiche, è facile comprendere come si arrivi al leaderismo spinto. L’ era della fast politics è iniziata dappertutto, e contrastarla nostalgicamente sarebbe controproducente. Però se i suoi costi diventano troppo alti, bisogna sicuramente mettere in campo qualcosa di diverso. Sarebbe interessante un tentativo di comunicazione con l’opinione pubblica basato sempre più sul “contenitore”, che riesca a rendere semplice ed accattivante la complessità della “visione sistemica” che serve davvero a cambiare le cose. Forse è utopia, ma per molti versi sembra davvero il momento adatto per provarci.