Si è discusso spesso, negli ultimi tempi, di Marco Travaglio e del suo modo di fare giornalismo. Meglio, di un aspetto particolare del suo lavoro, e cioè la totale parzialità quando si tratta di dare giudizi politici. Cosa nota già da tempo a chi ha imparato a non cadere nelle trappole del vate del giustizialismo, e che è diventata penosamente evidente a tutti dopo la famosa intervista in ginocchio a Grillo, qualche settimana fa. Del resto è stato lo stesso Travaglio, dopo quella ormai celebre intervista, a confessare la sua assoluta parzialità quando si tratta di politica, con un candore che ha lasciato di stucco anche chi, rassegnato, da un bel po’ non si aspetta niente di buono, da lui.
Oggi registriamo un altro caso di realtà deformata dalle lenti ideologiche di Travaglio. Dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato le condanne per gli aguzzini della Diaz, dopo le scuse di Manganelli, Travaglio ha l’incredibile faccia tosta di tirare in ballo la sinistra radicale, definita, peraltro, “presunta sinistra radicale”, evidentemente perchè non abbastanza radicale per un estremista (di altro colore) come lui.
Sostiene Travaglio, dicevo, che la sinistra radicale dovrebbe chiedere scusa per quell’indulto votato con altri partiti che salvò dalla galera gli aguzzini. Siamo davanti ad uno dei casi più eclatanti di amnesia della memoria travagliesca, che di solito lavora in maniera eccellente quando si tratta di rispolverare malefatte (o presunte malefatte, spesso) dei suoi avversari politici. Travaglio, infatti, incredibilmente non spende neanche una parola per criticare Di Pietro e l’Idv, che nel 2007, come molti sanno, affossarono deliberatamente il tentativo di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 (era uno dei punti del programma dell’Unione, peraltro), con l’incredibile motivazione che “non sarebbe stato giusto colpevolizzare solo le forze dell’ordine”.
Ancora una volta, dunque, al lettore di Travaglio viene propinata una realtà debitamente modificata secondo convenienza. Gli amici politici (come Di Pietro, o Grillo) ringraziano, evidentemente contenti per non essere mai messi in cattiva luce. I lettori smaliziati si chiedono come mai un giornalista così servile sia diventato un simbolo di indipendenza per un bel pezzo di opinione pubblica italiana.
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