È un’epoca strana, questa, per la sinistra italiana, e lo si capisce anche osservandone alcuni protagonisti. È emblematico, ad esempio, che Mario Tronti, ideologo di decenni di lotte operaiste molto massimaliste, sia diventato un punto di riferimento importantissimo per questa attuale Segreteria del Pd.
E proprio sul giornale naturalmente vicino a Bersani e ai suoi, l’Unità, Tronti in questi giorni ha gettato le basi di un manifesto ideologico che non mancherà di influenzare le azioni di questa dirigenza democratica. Si tratta di un’idea finora esplicitata solo da pochi temerari, ma che si sta già facendo strada nell’opinione pubblica di sinistra: sostiene Tronti che sia giunta l’ora delle riunificazione della sinistra italiana, da lui descritta come divisa, nel post 1989, in due anime. Una riformista, di governo, ma totalmente succube nei confronti del liberismo (babau ideologico di una certa new wave di dirigenti dem) e l’altra, radicale, rifugiata in inutili battaglie di testimonianza. Questa lettura ideologica è stata subito salutata con entusiasmo da Nichi Vendola, così come dal direttore dell’Unità, Claudio Sardo.
Ci sono diverse ragioni per cui, invece, chi ha a cuore il destino del Partito Democratico dovrebbe accogliere questa visione con un sano scetticismo.
continua sull’ultimo numero di qdR magazine, uscito ieri (link qui)

Mi permetto di chiedere quali siano, alla luce della situazione italiana ed europea, i “successi” di questa sinistra riformista e “liberista” (bau!bau! Eh già, vallo a dire ai clienti dell’FMI, dall’Argentina alla Grecia; del resto, Stiglitz e Sen sono noti massimalisti al soldo del KGB), quella che in Europa predicava più mercato, ed in Italia propugnava il “vincolo esterno” come metodo democratico di educazione di noi poveri terr, ops, latini, alla disciplina produttiva del nord.
Tronti nell’articolo citato parla solo di Italia. E allora domando: è forse il Paese più eguale, dal 1989? Revelli, “Poveri, noi.”, Einaudi, dimostra il contrario. E’ forse più ricco? Pianta, “Nove su dieci”, Laterza, sembrerebbe dirci di no. E’ forse migliorata la qualità della sua vita o delle sue istituzioni democratiche? Inutile citare indicatori di qualsivoglia risma. E intanto B. si candida di nuovo, a rilevare come il PD sia incapace di presenza persino una scena politica deserta.
Il maggior partito della sinistra italiana non è più – come era persino nei tempi della contestazione tout court – il centro di attrazione delle intelligenze con cui confrontarsi (cosa che il massimalista Tronti afferma da tempo, motivo per cui non sembra strano il suo riferirsi al PD oggi). E’ anzi sempre più ritrovo di personaggi mediocri e privi non solo di carisma, quanto spesso di cultura e spessore politico ed intellettuale. Non è più un partito che educa alla politica – e pensare che i partiti che ha sostituito avevano spesso insegnato a leggere e a scrivere agli italiani! – ma a ripetere stanche ritualità o scimmiottare marketing politico di bassa lega.
Davvero non capisco cosa ci sia da stare allegri.