Fassina conferma la linea di What is Left

Non penso che Fassina legga questo blogghettino (se dovesse capitare, probabilmente lo troverebbe particolarmente bbrutto ), sta di fatto che con la sua intervista al Messaggero di oggi, il Responsabile economico del Pd ha confermato al cento per cento ciò che avevo scritto qui su Bersani e il suo modo di affrontare la questione delle primarie. Così scrivevo:

la sensazione è che sia stata scelta una via di mezzo, cioè aprire, sì,  le primarie ad altri (Renzi in primis) ma solo dopo aver potuto raggiungere un certo vantaggio organizzativo nella competizione. E, probabilmente, dopo aver chiuso molte partite in termini di alleanze. La sfida per il potere è spesso un gioco duro e una faccenda in cui si sferrano spesso molti colpi bassi. Di solito, però, tutto questo avviene nel contesto di una competizione le cui regole sono certe, eque, e soprattutto definite in tempo utile, per tutti.

Così invece Fassina sul Messaggero, rispondendo ad una domanda sulla prossima Assemblea Pd, sabato prossimo:

Il Segretario parlerà al paese, più che al ceto politico, comincerà a delineare la carta d’intenti per la sua candidatura a Palazzo Chigi.

Il che, intendiamoci, è assolutamente normale, anzi bene fa Bersani ad affrettarsi a spiegare per quale idea di Paese vuole candidarsi. Solo che, piccolo problema, si era parlato di primarie aperte, nessuno ha mai escluso la possibilità per altri candidati Pd di partecipare. Allora cosa si aspetta a fissare regole certe, dando modo a tutti di scrivere da ora le proprie “carte d’intenti”, non solo a Bersani? Forse che l’Assemblea Nazionale è al servizio esclusivo del Segretario? O magari non si è ancora deciso di aprirle davvero a tutti, queste benedette primarie?

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3 risposte a Fassina conferma la linea di What is Left

  1. steve scrive:

    “Nessuno ha mai escluso la possibilità per altri candidati Pd di partecipare”…
    veramente lo esclude lo Statuto, e non per cattiveria, ma perché una forza politica ragiona e lavora per anni prima di arrivare alle elezioni. Questa è l’ora della volata, non di rimettere tutto in discussione!
    Bersani è segretario e leader del Pd, ed ha il compito di presentare una proposta del Pd al Paese. Non si può certo fermare e dire “ah comunque io parlo a titolo personale” perché Renzi si deve candidare… cambino pure lo Statuto per far candidare quel bischero, ma fermarsi ad aspettarlo la farebbe pagare al Paese, non a Bersani.
    Se invece il modello è quello americano, auguri, sarà una fine molto triste per la sinistra italiana.

  2. rileggiti, non ti sei accorto che con questo commento mi dai totalmente ragione? Infatti non deve fermarsi ad aspettarlo, proprio perché dobbiamo sbrigarci, vanno fissate regole certe, per tutti, ora. E ognuno si giochi, da ora, la sua partita. Il modello americano? E’ quello di chi vuole ridurre le primarie ad un confronto di facce. Cioè quello che farà Bersani se non si sbriga a fissare i paletti di un confronto serio di idee per capire quale benedetta idea di sinistra dovrà governare questo paese.
    ps “quel bischero”, è una cosa proprio di destra. Bravo.

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