Meglio nessuna lottizzazione che una lottizzazione light

No, non mi convince affatto la proposta di Bersani sulle nomine Rai. Chiedere alla società civile di fare al Pd dei nomi per il Cda dell’azienda impegnandosi a farli eleggere mi sembra un modo piuttosto improvvisato e demagogico di risolvere (almeno per ora ) la questione. Non lo scrivo certo per difendere l’esistente, cioè la situazione attuale di lottizzazione su nomina politica, che non ritengo certo degna di un paese moderno. Nè per un senso di superiorità partitica nei confronti della “società civile”(figuriamoci). Ma la mossa di Bersani mi lascia perplesso. Prima di tutto mi sembra arbitraria la decisione di limitare la proposta a quattro associazioni: Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, il movimento femminista “Se non ora quando”, Libera e Libertà e Giustizia. Non voglio certo dire che siano associazioni non meritevoli, ciascuno può pensarla come vuole sul loro conto: io, ad esempio, trovo ammirevole l’impegno di Libera ma al contempo considero Se non ora quando un movimento vagamente settario e intollerante. Ma non penso che il compito di queste associazioni sia nominare persone per gestire il funzionamento della Rai, così come non spetta ai partiti, semplicemente. Inoltre, come abbiamo deciso che un concetto così ampio come quello di “società civile” potesse essere ridotto a quattro associazioni? Perché selezionare proprio quelle e non altre? E, soprattutto, come siamo arrivati a rinunciare all’idea che un’azienda pubblica, nel 2012, vada gestita da dirigenti e funzionari selezionati solo per la loro competenza (manageriale, culturale) privilegiando invece un non meglio precisato “impegno civico”? Associazioni come Libertà e Giustizia e Se non ora quando si sono battute in questi anni contro le degenerazioni del berlusconismo in vari settori, informazione compresa. Non voglio parlare ora della legittimità o meno di quelle battaglie (che spesso hanno risposto a situazioni oggettivamente preoccupanti con un fondamentalismo di opposta natura) ma semplicemente far notare che quell’impegno e quelle lotte non danno alcun titolo per andare a governare un’azienda pubblica. Sono impegno politico: legittimo, condivisibile, o meno. Per governare qualcosa in modo imparziale, perché di questo stiamo parlando, anche, andrebbe giudicato solo il merito. Se invece si è deciso di cercare un avvicinamento politico con queste realtà, bene. E’ anche questa un’opzione legittimamente percorribile. Solo, che la si racconti per ciò che è, cioè una forma di lottizzazione light e un cercare una sponda politica in vari movimenti (del resto a ottobre ci sono le primarie aperte anche a loro, no?), e non la si spacci per un’operazione trasparenza. Che chiedere a queste associazioni di fare dei nomi sarebbe un po’ meglio della lottizzazione conosciuta finora, ok, ma comunque saremmo lontani mille miglia da una normale riforma della governance che un paese normale si meriterebbe.

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