I risultati dei ballottaggi di ieri sono chiarissimi: il centrosinistra vince in 95 comuni, di cui 14 capoluoghi. E governava solo in 45 di questi. Il centrodestra partiva da quota 98, e riesce a vincere solo in 33 comuni: una disfatta netta e incontestabile. Fa bene Bersani ad esultare, e a dire che il Partito Democratico ha vinto queste elezioni amministrative. Sono state un successo di cui va dato merito anche a Bersani e ai suoi, ma di “se” e di “ma” su cui riflettere ce ne sono. A partire dalla nettissima vittoria del grillino Pizzarotti a Parma, per arrivare alla disfatta di Palermo, dove il sabotatore delle primarie Leoluca Orlando stravince e si appresta a governare il capoluogo siciliano per la quarta volta.
Di dati su cui riflettere ce ne sono parecchi, quindi conviene andare con ordine e partire dalla certezze. La prima è che il Pdl versa in una crisi probabilmente irreversibile, visti anche i risultati del primo turno. I maggiorenti (post?) berlusconiani si stanno dando da fare per minimizzare la disfatta e attribuirla alla divisione con la Lega, ma sono sforzi inutili: questo Pdl che in moltissimi casi non arriva neanche al secondo turno è un partito in crisi di identità, sospeso tra un passato berlusconiano che non finisce mai del tutto, ed un futuro nebuloso che probabilmente non è chiaro nemmeno agli stessi dirigenti (fare la federazione dei moderati con Casini continuando a corteggiare Montezemolo? fare un partito populista di destra- destra alla Le Pen come piacerebbe a La Russa?). L’altra certezza è la crisi della Lega,e se non fosse per la riconferma di Tosi a Verona potremmo parlare di quasi scomparsa (almeno per queste amministrative): la sconfitta a tutti e sette i ballottaggi di ieri è emblematica. Dopo la batosta dello scandalo Belsito- Bossi per i leghisti la partita si fa molto dura, e se non si sbrigano ad accelerare i tempi della transizione Maroni rischia di ereditare un partito ormai più che dimezzato.
I commenti da fare per il campo della sinistra sono un po’ più complicati. La sconfitta del Pd a Parma e Palermo, sommata alla vittoria di Doria (di Sel) a Genova hanno già spinto qualche giornalista (Telese, Travaglio…) a lanciarsi in una tesi assolutamente improbabile: la vittoria di candidati non Pd (come Doria, Orlando e Pizzarotti, appunto) sarebbe il riflesso del malcontento nei confronti del Governo Monti. Bene dirlo, è un approccio quasi demenziale: perché si evita di dire che la popolarità di Monti è ancora alta, sebbene in discesa. E perché falsifica di molto i dati: il Pdl (che sostiene Monti) ha perso ovunque, mentre il Pd (che fa lo stesso) ha vinto quasi ovunque e perso in alcune città (importanti). E’ evidente che il nesso con Monti è del tutto forzato. Il Pdl ha perso perché è un partito in via di disgregazione, mentre sulla sconfitta del Pd a Palermo e Parma bisogna provare a dare giudizi senza superficialità.
Volendo fare un parallelismo, sono entrambi luoghi dove le precedenti amministrazioni (entrambe di centrodestra) avevano concluso in modo disastroso le loro esperienze, tra scandali, avvisi di garanzia e rischi di dissesto. A questo, per Palermo, va sommata l’ingarbugliata situazione della politica locale e l’incapacità del Pd di farvi fronte, dilaniato al suo interno da una autentica guerra tra fazioni pro e anti Lombardo. Di fronte a scenari di questo tipo, evidentemente, il Pd non è riuscito a dare risposte forti nei confronti del malcontento, che ha preso la via del grillismo a Nord e quella del caudillismo (come era capitato con De Magistris l’anno scorso) a Sud. Anche se tutto sommato il Partito Democratico in queste amministrative è andato più che bene, bisogna riflettere su questi due risultati. Ricette salvifiche non ce ne sono, e va detto che il trionfante Orlando è stato eletto dopo un’autocandidatura e un disconoscimento del risultato delle primarie (certificato dai garanti) degni di un vero brigante politico. Tuttavia è evidente che il Pd ha gestito queste due competizioni in maniera confusa e sciatta, tra guerre intestine ed errori di strategia (e simbolici) pesanti (il candidato di Parma, Bernazzoli avrebbe fatto meglio, visto anche il clima in città, a lasciare la poltrona di Presidente della Provincia, ad esempio).
A livello nazionale un clima di malcontento e di critica nei confronti della politica e dei partiti, ovviamente, c’è e prende forme diverse (permette ai grilli di imporsi in alcuni Comuni minori oltre a Parma). Non è ancora in grado di travolgere tutti gli attori politici odierni (per fortuna) ma un bel po’ di sconvolgimento è già arrivato, come testimonia anche l’aumento piuttosto pesante dell’astensione. Su come il Pd debba reagire per non farsi travolgere c’è moltissimo da dire, e sarà meglio affrontare questo discorso in un post successivo.
