Che noia, l’antipolitica (poi però vince)

Quando i sondaggi ci dicono che la fiducia nei partiti è al 2% (tra un po’ arriva sotto zero) e che Grillo rischia di diventare il leader del terzo partito italiano, forse è ora di rendersi conto di alcune cose. La prima, forse, è che il senso di superiorità (noi siamo i partiti, voi no) non ci porta da nessuna parte. Mi permetto di suggerirlo a Matteo Orfini (che è nella segreteria di Bersani) che commenta così, sui suoi profili Facebook e Twitter, l’ultima intervista di Zagrebelsky:

Zagrebelsky nega di aver detto che i partiti sono tutti uguali in un’intervista in cui non fa altro che dire genericamente “i partiti”. Noia

Ecco, sì, effettivamente Zagrebelsky a volte ha idee piuttosto drastiche (eufemismo). Ma fa parte del compito di chi guida i partiti cercare di far prevalere la propria visione, persuadere chi ascolta, accettare la discussione e ascoltare a propria volta. Non voglio rifugiarmi in buonismi facili (che non mi piacciono) però, ecco, vorrei ci rendessimo conto di una cosa molto banale. I militanti (la mitica “base)” sappiamo come si comportano, di solito: tifano per i dirigenti (spesso ognuno per i propri, peraltro), linkano su Facebook ogni intervista di Bersani, vanno a comprare l’Unità. Gli altri, tutti gli altri, sono diversi. A molti di loro magari Zagrebelsky sta più simpatico di Bersani (eh già, duro da credersi ma possibile). Se vogliamo contrastare le idee alla Zagrebelsky, spesso drastiche, appunto, la prima cosa da fare è accettare di metterci in discussione. A meno che il nostro sogno non sia quello di essere ascoltati (e votati) solo da chi compra ogni giorno l’Unità.

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7 risposte a Che noia, l’antipolitica (poi però vince)

  1. Pingback: Lo snobismo dei comunisti immaginari | what is left?

  2. Massimo Sestili scrive:

    L’argomentazione del “sta più simpatico alla gggente, quindi dobbiamo dargli ragione anche quando ha torto” ha un che di pericoloso, direi.

    • non hai letto molto bene il post. si tratta di non trattare chi non la pensa come noi facendo gli snob saccenti. non di dare ragione. si tratta di accettare il confronto con gli altri. l’idea che invece basta rifugiarsi nel primato aristocratico della politica per fare bene, quella sì che è pericolosa

  3. Massimo Sestili scrive:

    Essere stufi che si dicano cose sbagliate non è da snob saccenti. E lo è ancor meno se chi dice cose sbagliate sa bene che esse son sbagliate. O se è facilmente verificabile che esse siano sbagliate: in tal caso perché non l’ha fatto? Per dimostrare la sua teoria. E chi fa così in genere? Gli snob saccenti.

  4. Piccolo esempio: una “opinion leader” del mondo dell’informazione ha diffuso il “che noia” di Orfini, commentando “ecco un altro ottimo motivo per non votarci”.Solo una delle tante possibili dimostrazioni del fatto che il rischio di cui parlo nel post è fondato. Questi commenti da nostalgici del triste “primato della politica” galvanizzano i militanti, e spaventano gli altri. Ottimo risultato, davvero.

    • Massimo Sestili scrive:

      Vedi però, se c’è chi tifa per l’uno e contro l’altro, ovviamente prediligerà le tesi che confermano i propri pregiudizi. Se uno detesta il PD o quelli definiti come “dalemiani” (brrrr!) e apprezza a prescindere le frasi alla Zagrebelsky, se ne fregherà di chi ha ragione e chi ha torto.
      Continuare a dire quel che si ritiene giusto senza dire alla gente “quel che vuole sentirsi dire” è un atto di coraggio.
      Sulla necessità di non dar nulla per scontato e di spiegare per benino le cose, invece, se ne può parlare e sono d’accordo.

  5. non te la prendere, ma il tuo “se ne può parlare” sembra una concessione regale :D
    La persona che ho citato non aveva particolare simpatie per il Pd, certo (pur essendo di sinistra) e forse magari parteggiava un po’ di più per Zagrebelsky. Proprio per questo ci si deve impegnare per fargli cambiare idea. I “che noia” rafforzano proprio i pregiudizi verso i dalemiani malvagi. Contenti loro..anni fa se lo potevano pure permettere (Max in primis) ora, temo, non più.

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