Reichlin, le oligarchie, e il Pd

Dalle parti del Pd (e dell’Unità) c’è un bel po’ di preoccupazione per l’ondata di antipolitica e di malcontento nei confronti dei partiti (che si è accentuata negli ultimi giorni per le note disavventure leghiste). La preoccupazione è fondata: il clima generale rischiano di pagarlo, appunto, tutti i partiti. Senza troppe distinzioni. Non è andata molto per il sottile, ad esempio, Libertà e Giustizia. Con un suo recente comunicato, specialmente, dove si leggevano cose come:

 I loro partiti, tutti i partiti, sono diventati delle scatole che valgono solo per la merce che contengono: i soldi dei cittadini.

Leggendo frasi così si capisce bene perché dalle parti del Pd siano piuttosto preoccupati. E ieri, sull’Unità, c’erano ben due pezzi di una certa importanza che (direttamente o no) rispondevano anche a quel comunicato. Uno di Michele Prospero e uno di Alfredo Reichlin. Leggere i contributi dello storico dirigente Pci è (ovviamente) sempre molto istruttivo. Stavolta consente anche di capire un po’ di cose su un certo modo di pensare che credo sia abbastanza diffuso nei vertici del Pd. L’articolo di Reichlin si sviluppa attorno ad una tesi precisa: l’oligarchia italiana (economica, mediatica) vive con preoccupazione la possibilità che il Pd arrivi a governare. Per questo cerca di cavalcare strumentalmente l’ondata antipartitica, per favorire uno sbocco simile alla stagione berlusconiana, e impedire appunto al Pd di tornare al potere. Ci sono alcuni passaggi piuttosto chiari in questo senso:

Che vuole l’oligarchia, parola troppo vaga di cui mi scuso ma con la quale intendo non tutto ciò che esercita il potere e che continua a garantire l’ordine democratico (compreso, sia ben chiaro, il governo attuale), ma quell’intreccio di cose e di consorterie, compreso il controllo pressoché esclusivo del circuito mediatico? Io ho la spiacevole impressione che la storia italiana e della sua classe dirigente si ripeta. Parlo della storica incapacità di questa di accettare come normale un possibile ricambio democratico a fronte del collasso del suo vecchio strumento di governo. 

Reichlin è preoccupato, e cita precedenti storici inquietanti. Il periodo che ha portato al fascismo, ad esempio: “il Corriere di Albertini sparò a zero su Giolitti ma, di conseguenza, si beccò Mussolini”. Ed e proprio al mondo del Corriere che l’ex dirigente Pci si rivolge in diversi passaggi, soprattutto ricordando l’appoggio alla stagione berlusconiana , (dato col “distacco dei grandi professionisti“, scrive Reichlin).

Questa la tesi, quindi. Ma davvero c’è in Italia un’oligarchia preoccupata dal ritorno del Pd al potere? Reichilin nell’articolo sembra rivolgersi a due tipi di oligarchie. Quella economica e quella culturale. Alla seconda si rivolge in modo esplicito sul finale dell’articolo (“sottopongo queste mie considerazioni a tutti, anche a uomini come Rodotà e Zagrebelsky, a Umberto Eco e Amato, come a Scalfari, Tronti, Claudio Magris, e tanti altri”). E’ chiaro che qui Reichlin si rivolge (più o meno chiaramente) anche a Libertà e Giustizia che, come abbiamo visto, rischia di indirizzare anche contro il Pd l’ondata di antipolitica. Credo, però, che sia troppo tardi per cercare di “blandire” quel mondo. E in un certo senso la sinistra raccoglie anche un po’ di quello che ha seminato: l’atteggiamento di L & G spesso non mi sembra altro che l’eredità più evidente della stagione della “diversità” della sinistra. Che era iniziata nel periodo berlingueriano ma ha vissuto un nuovo splendore negli anni dell’opposizione al berlusconismo. Quelli di L & G declinano quella “diversità” in modo più integralista, salvando praticamente solo loro stessi. Per quanto riguarda l’oligarchia economica, invece, credo che il Pd farebbe bene a non rifugiarsi in “narrazioni” autoconsolatorie e un po’ complottistiche. E’ vero, nel periodo della discesa in campo di Berlusconi buona parte del mondo produttivo ha scelto di appoggiarlo. Forse dovremmo iniziare a chiederci (con solo 17 anni di ritardo, eh) il perché di questa scelta. Invece di rifugiarci in teorie che ci sollevano da ogni responsabilità e addebitano tutto agli altri. Reichlin invece vede una oligarchia geneticamente ostile. La “colpa” di tutto è sua. E della sua “incapacità di (..) accettare come normale un possibile ricambio democratico a fronte del collasso del suo vecchio strumento di governo”. Andremo lontano con un atteggiamento da “sindrome dell’accerchiamento” tipico degli anni del Pci? Rischiamo di fare gli stessi errori di quell’epoca, in cui si vedeva solo l’ostilità degli altri, rinunciando a modernizzarsi, a cambiare nella stessa direzione in cui stava cambiando la società. Meglio evitare.

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3 thoughts on “Reichlin, le oligarchie, e il Pd

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