La demagogia è un comportamento politico trasversale, comune a destra ed a sinistra. Ed è un fenomeno sociale subdolo. Il demagogo, utilizzando la retorica, cerca di parlare alla pancia per ottenere consenso, sapendo di ingannare. Chi è vittima di argomentazioni demagogiche si fa abindolare, rinuncia a pensare e ad informarsi. Negli ultimi giorni il livello di demagogia nel dibattito politico italiano, già solitamente alto, ha toccato vette spaventose grazie ai discorsi sull’accordo siglato a Mirafiori. L’attenzione di quasi tutti si è concentrata soprattutto su un aspetto dell’accordo, l’esclusione dalla rappresentanza sindacale per le sigle che non l’hanno accettato. I metalmeccanici di Cisl e Uil, come sappiamo, hanno firmato, mentre la Fiom-Cgil no, quindi sarà esclusa dalla rappresentanza sindacale. Tutti i principali attori politici e tutti i quotidiani più seguiti hanno detto la loro sull’accordo. Quasi sempre con atteggiamenti semplificatori e ideologici. Quindi demagogici. Demagogia pura quella del Corriere della Sera che ha nominato Marchionne personaggio dell’anno. Una prova evidente di come i pregiudizi ideologici non colpiscono solo a sinistra, visto che chi informa dovrebbe avere atteggiamenti scevri da servilismo e tifo incondizionato. Dovrebbe, appunto, informare. Cretinismi gratuiti da parte di Fassino e D’alema, che hanno sostenuto di conoscere le fabbriche meglio di Landini, con il quale si può essere d’accordo o meno, ma che avendo cominciato a lavorare a quindici anni, una certa idea della durezza del lavoro ce l’ha, a differenza dei Fassino di ogni specie. Cretinismi anche sulle pagine del Riformista, che purtroppo ho sfogliato in questi giorni imbattendomi in un articolo che terminava con un patetico “Grazie Fiat”. Buone dosi di demagogia anche dalle parti di Vendola, che da giorni insiste nel bacchettare una sinistra secondo lui ” genuflessa ad un padrone arrogante”. Speculano tutti, insomma. Purtroppo specula un po’ anche Matteo Renzi, che si dichiara “dalla parte di Marchionne”. E’ proprio questo l’attegiamento demagogico per definizione. Quando c’è un problema complesso, come la necessità di riflettere sui diritti dei lavoratori in presenza di un accordo importante come quello di Mirafiori, credete che siano fondate le prese di posizione da una parte o dall’altra? Crediamo tutti che sia giusto dirsi “dalla parte della Fiom? ” o “sicuramente schierati con Marchionne?”. Chi lo fa, sa di non farlo in maniera intellettualmente onesta. Sa che agisce per attirare l’attenzione e presentarsi come il campione della propria parte, qualsiasi essa sia. Per sfuggire a questo meccanismo basta informarsi un po’. Io, proprio perchè mi riconosco nei valori della sinistra, ho cercato infrormazioni su Noise From Amerika, seguito sito di economisti italiani che insegnano o lavorano in USA, che di sinistra certo non sono. Economisti liberisti, ma obiettivi. Che effettuano un’azione continua di contrasto dell’ignoranza da intossicazione ideologica, sia essa da sinistra o da destra. Lì, da persona pochissimo esperta di economia e diritto del lavoro, scopro cose interessanti. Che, ad esempio, l’accordo prevede l’introduzione di turni di dieci ore, che si fanno solo in Cina , probabilmente. E sui quali nessuno, nemmeno Vendola ha detto una parola. Solo per questo l’accordo, per gli operai, è da giudicare pessimo. Scopro poi che per certi aspetti quello di Mirafiori non è affatto un brutto accordo per i sindacati, visto che non sono previsti recuperi per le ore di lavoro perse in attività sindacale, a differenza di quanto avveniva nell’accordo per Pomigliano. Che l’articolo 19 dello statuto dei lavoratori dice che
Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell’ambito delle associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva.
Chi nel Pd ha espresso perplessità sull’accordo lo ha fatto soffermandosi esclusivamente sul nodo della rappresentanza per chi non firma.Il responsabile Economia Stefano Fassina si è dichiarato contro l’accordo, ed ha sostenuto che le posizioni di Pietro Ichino (rappresentanza per tutti, ma potere per la coalizione sindacale maggioritaria di stipulare un accordo vincolante per tutti i dipendenti) non sono quelle del partito, proponendo poi l’identica ricetta di Ichino. Lo ha sottolineato Marco Campione in un ottimo post del suo blog, chiarendo come le dichiarazioni di Fassina fossero ispirate da pregiudizi. Riassumendo, quindi, l’accordo di Mirafiori non è certo ideale per gli operai, per quanto riguarda la turnazione e la monetizzazione ridicola della pausa persa. Se si vuole riflettere sulle condizioni dei lavoratori bisogna quindi fare una riflessione su questi aspetti, e non tanto sulle rappresentanze sindacali, sulle quali insiste la Fiom, seguendo una sua logica politica. Il livello del dibattito degenera sempre, perchè gli attori politici sfruttano gli eventi per guadagnare consenso. Non è certo una novità, ma per non cadere nella trappola bisogna cambiare atteggiamento mentale. Una politica seria dovrebbe basarsi su una analisi approfondita dei dati. Certo, così è molto più noiosa e meno avvincente di infuocati dibattiti tra fan dei padroni e fan dei sindacati. Che a molti purtroppo piacciono tanto. La sfida vera sarebbe proporre a questi tanti qualcosa di diverso.

Io non dico che Fassina e Ichino propongono la stessa ricetta (a proposito: il link al mio pezzo è errato), ma che sul nodo della rappresentanza evidenziano lo stesso problema e che Ichino propone una soluzione secondo me accettabile. Non so se Fassina la condivida, so che se non dovesse condividerla avrebbe il dovere di proporne un’altra. Ne ho scritto meglio qui commentando un’intervista a sky di Bersani.
corretto il link errato, pardon. su fassina- ichino, sicuramente dalle parole di fassina non emerge chissà quale differenza rispetto alle proposte di Ichino, che anche io trovo ragionevoli. Mi piacerebbe che si parlasse un po’ anche dei turni e delle pause, oltre che della rappresentanza sindacale. Come molti hanno fatto notare (Gallino ma anche persone meno imputabili di “pregiudizio”, vedi ad esempio questo articolo di Mario Seminerio http://phastidio.net/2010/12/30/fiat-ma-non-spelliamoci-le-mani/#more-5797) la Fiat pensa di recuperare produttività riducendo le pause ed aumentando i turni, quando continua a perdere quote di mercato…mah
la questione dei turni e delle pause l’avevo studiata meglio per pomigliano e non capivo perché rompere invece che trattare (qui ne scrissi all’epoca). Ora vedo che a Mirafiori è previsto anche il turno da 10 ore con pausa a metà turno e questo anche a me appare eccessivo. Però non è con una battaglia tutta ideologica che si affrontano temi come questo. E chi ha messo tutto sul piano ideologico sono stati sia Marchionne che Fiom, chiunque accusi una sola delle parti in causa a mio avviso è in malafede.
Aggiungo che non credo sia compito della politica occuparsi di come debbano essere i turni in una azienda metalmeccanica… più interessante discutere degli aspetti di sistema, come fatto anche nell’articolo di phastidio.net. Anche io lo avevo peraltro citato in un <post che provava ad allargare gli orizzonti.
ops, sorry. sistema pure l’html se ti va
sono d’accordo su pomigliano, e anche su quanto dici sull’eccesso ideologico da ambo le parti, che come hai letto è quello che mi ha spinto ha scrivere questo post. sul problema dei turni, sicuramente spetterebbe al sindacato discuterne..ma il sindacato preferisce fare battaglie ideologiche e di retroguardia sulla rappresentanza, come abbiamo visto! la politica dovrebbe occuparsi soprattutto di temi sistemici, come hai scritto tu, ma qualche riflessione su aspetti più legati al lavoro in quanto tale ci sta. qualcuno deve farsene carico..i populisti arruffapopolo alla vendola non li ho sentiti dire una parola sui turni, eppure per loro dovrebbe essere un argomento-manna..